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Crisi sistemica
La crisi causata dalla pandemia del coronavirus si sta aggravando rapidamente a livello globale. Non è più solo una questione sanitaria ma anche macroeconomica, con un modello globale mezzo paralizzato e un sistema finanziario che rischia di esplodere in una nuova catastrofe economica. Teniamo a mente alcune variabili....
Diversi virologi ed esperti hanno sollevato l'ipotesi che il coronavirus possa arrivare ad infettare centinaia di milioni di persone in breve tempo con diverse modalità. Ma quanto è probabile questo scenario? Il virologo Fabrizio Pregliasco ha affermato che il virus potrebbe colpire il 30/40% della popolazione senza politiche di contenimento...

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IL DEBITO NON "PESA"

Si stima che il debito pubblico italiano raggiungerà quest'anno quasi il 160% debito/pil.
Fino a qualche anno fa una cifra del genere avrebbe fatto suonare campanelli d'allarme, paurosi titoli su i giornali e panico nelle borse.
Oggi i titoli di stato italiani pagano interessi bassissimi.
Nessuno lancia allarmi sconsiderati. Nessuno parla di rischio Italia o crack dell'Eurozona, eccetto quattro gatti isolati.
Merito del Recovery Fund in arrivo? O merito della BCE?
Decisamente la seconda.
Al contrario del 2011 quando il banchiere centrale Trichet alzò i tassi nel mezzo della tempesta finanziaria, questa volta tutte le banche centrali sono andate in all in, per usare il gergo del poker.
E il debito pubblico, almeno per il momento, è diventato in un certo senso "non problematico", anche se continua a crescere in modo impetuoso.
Diversi economisti sostengono che tutto ciò è dovuto alla situazione eccezionale dettata dal Covid, e che una volta finita l'emergenza, si tornerà all'austerità necessaria per ridurre il debito.
Ma ne siamo sicuri?
Dato che il mondo dell'economia, in campo macroeconomico, spesso somiglia alle discussioni sul sesso degli angeli, altri sostengono che è semplicemente cambiato il paradigma: i debiti pubblici, fino a quando ci sono le banche centrali in azione, non saranno più un problema. L'importante è la stabilità politica e le future politiche industriali-fiscali.
Lo spauracchio dell'iperinflazione per ora non si palesa in giro. Anzi, la deflazione sembra imperversare.
Non siamo più negli anni '70, dicono. La globalizzazione ha cambiato i modelli economici.
Tutto bene, tutto giusto? Ni. Nel senso che è vero che la banche centrali stanno tenendo in piedi l'intero sistema economico e hanno ridotto il rischio su i titoli di Stato al lumicino, ma dall'altra parte questa montagna di soldi creata in modo elettronico, spacciata per temporanea (in realtà lo scenario "giapponese" sta diventando globale), non sta arrivando alla classe media e povera. Sta al contrario gonfiando le borse in modo abnorme.
Le distorsioni in seno al Sistema non sono magicamente scomparse. Ci sono interi settori economici, spesso legati alle partite iva, alle piccole-medie imprese o precariato vario, che stanno affondando. Mentre immense multinazionali specialmente quelle IT, stanno diventando più ricche che mai.
Ci sono piani di nuovi investimenti industriali-statali (dal GND ad altri) che sono ancora sulla carta, mentre in diversi Paesi si procede in stato confusionale (Italia in primis).
E ovviamente ci sono tutte le zone d'ombra e oscure della finanza, il sistema dei paradisi fiscali, che continuano ad agire in maniera poco conosciuta (avete visto che lo scandalo dei 2000 miliardi di dollari, riciclati dalle banche di mezzo pianeta, è calato nel silenzio generale dei mass media?).
In Italia si attende con fede mistica il Recovery Fund. In Europa c'è una sporca lotta in corso su questo. I nostri politici si guardano bene dal dirlo...

Alessandro Leonardi

Fonte grafico: Holger Zschaepitz
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