La fine dei “Competenti”: arriva il Collasso ?

Anno 2020. Nel mezzo di una pandemia globale gli europei si disperano per la crisi economica più grave dai tempi della II guerra mondiale. Eppure se un alieno sbarcasse in questo momento nel vecchio continente troverebbe una popolazione tutto sommato benestante, tassi di violenza ai minimi storici, una conflittualità politica che esiste praticamente solo su i social network/mass media e un welfare system che regge grazie al generoso debito pubblico tutelato de facto dalle banche centrali. Per quanto il virus sia presente ovunque, milioni di persone sono andate in vacanza mentre tante altre si stanno chiedendo come sarà l’autunno fra una cena e una passeggiata. Tutto scorre tranquillo, apparentemente.

Poi uno legge il nuovo saggio di Raffaele Alberto Ventura, “Radical Choc – Ascesa e caduta dei competenti ” (Einaudi – 2020), e scopre che siamo alla fine di un ciclo plurisecolare dove la nostra civiltà avanzata è destinata al collasso, o quantomeno a vedere le fine delle democrazie fra dittature e violenze di massa, con sacrificio finale dei “competenti” (aka classe disagiata), consumati, stanchi, in eccesso e incapaci a gestire gli effetti collaterali della “tecnostruttura” che abbiamo edificato per nostra somma gloria…

Il buon Steven Pinker, noto fan dell’illuminismo attuale, direbbe che Ventura è semplicemente l’ultimo dei catastrofisti arrivati sulla scena, i quali non ne azzeccano una da secoli. Eppure… eppure Ventura ha le sue buone ragioni e parafrasando l’Andreotti di Toni Servillo potremmo dire: “la situazione è un pò più complessa“.

GLI IN-COMPETENTI

Il nuovo saggio di Ventura è l’ultimo della “Trilogia del collasso“, che va a completare il discorso aperto da “Teoria della Classe Disagiata (Minimum Fax – 2017) e “La Guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale(Minimum Fax – 2019). Un libro che descrive l’incredibile parabola della Modernità, o se volete del nostro modello di sviluppo sorto secoli or sono per garantire la riduzione delle incertezze e il miglioramento complessivo della specie, il quale si sta consumando in un delirio fuori controllo con rischi gravissimi per tutti noi.

Con una prosa che mischia citazioni dotte a fenomeni mass mediatici/pop attuali (da Max Weber al film Snowpiercer, passando per Fantozzi), Ventura cerca di mostrarci sotto una particolare ottica l’ascesa e caduta della tecnostruttura in cui viviamo, concentrandosi principalmente su tre grandi tematiche: la produzione della sicurezza, i rendimenti decrescenti della competenza e la disrupzione della ragione.

Al centro di tutto ci sono loro: i competenti. Ovvero quella classe composta da tecnici, politici, scienziati, economisti, intellettuali, lavoratori specializzati, etc, sorta durante lo sviluppo del Sistema industriale-tecnologico con il preciso compito di farlo funzionare al meglio assicurando prosperità & sicurezza per tutti. O detta in un altro modo, gente iper-specializzata, formata al meglio delle proprie forze, figlia della divisione del lavoro, “programmata” per far girare l’ingranaggio al massimo della velocità. Ma come tutti gli imperi che arrivano al proprio apogeo e declino, anche il nostro Sistema sembra essersi spinto oltre i propri limiti, iniziando l’inevitabile riflusso. Per tre secoli, espandendosi in ogni angolo del globo, ha accumulato rischi e tensioni di ogni sorta scaricandoli su nuovi mercati, nuovi mondi e nuove popolazioni da convertire. Ma questo ciclo di espansione accelerato sta ormai deragliando fra risultati sempre più insoddisfacenti, mancate promesse e corto circuiti evidenti.

La cittadinanza occidentale, a cui era stato promesso il bengodi “esponenziale”, vede ora arretrare e sparire il sogno promesso, mentre le élite al potere cercano di tenere in piedi il teatro che cade a pezzi spingendo lo show su sentieri grotteschi. Di fronte a tutto questo, la rabbia della gente tradita, l’ascesa dei nuovi populismi, l’irrazionalità che dilaga e le più demenziali teorie complottiste trovano terreno fertile nel dibattito pubblico.

Un saggio molto denso che elenca sotto una precisa ottica il percorso di caduta della nostra società, con anche alcune chicche al suo interno, come l’eterna polemica sull’idiozia degli intellettuali.

Ma proprio la questione degli “intellettuali idioti” ci porta a riflettere su alcuni aspetti del nostro modello di sviluppo, aggiungendo un elemento decisivo alle tesi dell’autore. Ventura si è focalizzato sulla “classe disagiata”, ovvero sulla lotta disperata (per due briciole) della classe culturale occidentale (e non solo) e sulla complessità sempre più ingestibile del Sistema odierno. Un Sistema che però ha cambiato in parte il metodo di selezione della “competenza” attraverso un suo “pilastro” (quello mediatico), producendo molto probabilmente un intero esercito di idioti, almeno per quanto riguarda l’Occidente.

Se è vero che la selezione dei “competenti” avviene attraverso rigide procedure scolastiche e razionalizzazioni atte a forgiare il meglio dell’apparato burocratico-scientifico (teoricamente), dall’altra parte negli ultimi decenni i mass media commerciali hanno fatto di tutto per promuovere il contrario: ovvero la demenza generalizzata.

Spinti da logiche commerciali, tecnologiche e aiutati da legioni di psicologi ed esperti di marketing, i mass media (televisioni, giornali, radio, internet, social network) hanno introdotto volontariamente e involontariamente nuove figure di “competenti”: l’influencer alla moda, il politico che fa il comico o l’attore (e viceversa), lo youtuber frivolo, il polemista da Facebook, il divo televisivo privo di qualsiasi qualità, fino a personaggi demenziali che hanno più visualizzazioni e influenza dei premi nobel. Idiocracy al suo meglio.

Questo ha avuto riflessi notevoli sulla politica e il mondo culturale, dove il dibattito è scaduto a livello scimmiesco semplicemente per adattarsi ai mass media e alle loro logiche… o meglio: algoritmi. Tale mutazione ha escluso tutta una serie di “competenti” da certi ruoli di status, prestigio e comando. Cambiando le qualità necessarie per accedere a certi ruoli e avere influenza sulla società, si è verificato un corto circuito in diversi ambiti del potere.

Ovviamente uno potrà ribattere che il presidio dei “tecnocrati” rimane molto forte e che dei validi libri potranno comunque influenzare le persone “giuste”. Non bisogna però dimenticare che anche i suddetti stanno ricadendo nella mediocrità generalizzata, subendo gli stessi lavaggi mediatici del cervello, riproducendo a loro volta svariate cretinerie su larga scala (un classico esempio degli ultimi tempi: diversi virologi/medici si sono montati la testa andando in TV, dicendo tutto e il contrario di tutto senza fare attenzione alle conseguenze, folgorati dalla notorietà nazionale).

A questo va aggiunto il fortissimo sospetto che la tecnologia, senza alcun controllo serrato di somministrazione, stia infliggendo notevoli danni allo sviluppo dell’intelletto, fra troppi input, troppi segnali, troppe informazioni, ritmi alienanti e disturbi psicologici sempre più profondi. A furia di specializzare le persone in singoli e precisissimi ambiti, abbiamo creato degli ignoranti privi di cultura generale che non sanno nemmeno più scrivere e ragionare in un linguaggio decente (in compenso sanno far funzionare più o meno il loro particolarissimo settore di competenza). Un esercito di laureati, con master, phd, etc, che rientrano nella famigerata categoria dei semi-colti.

Un mix tossico che, combinato con le tesi esposte da Ventura, ci porta a dire che forse stiamo assistendo più alla caduta degli “incompetenti” che a quella dei “competenti”. Tragicomica fine per la società della “competenza”.

LE POSSIBILI CRITICHE

Come tutti i teorici del collasso, Raffaele Alberto Ventura non troverà molto gradimento presso i settori politici, culturali e sociali che sperano e propagandano a tutti costi un rilancio del benessere materiale occidentale secondo la “old way of life”.

Ma soprattutto andrà incontro ad alcune critiche legittime che sono state espresse anche in passato nei suoi confronti:

  • la sottovalutazione dei danni causati dall’epoca neoliberista, che ha estremizzato le disuguaglianze, tolto risorse alla cultura e al welfare system, oltre ad aver mantenuto e protetto un apparato industriale dannoso basato su i combustibili fossili
  • la non volontà nel vedere i possibili vantaggi derivanti dalla grande riconversione industriale in chiave “green”, la quale potrebbe delineare un mondo migliore e più eco-sostenibile

Tutte critiche legittime, che però tendono a negare certi limiti intrinseci della nostra specie incastrata nello sviluppo moderno, accecate spesso da un idealismo fuori tempo massimo, e che soprattutto dimenticano una questione fondamentale riassunta proprio dall’autore nel suo saggio: <<In questa fase di interregno dobbiamo prepararci alla possibilità di ogni imprevisto. Nessun ciclo potrà ripartire senza una colossale distruzione delle infrastrutture del sistema e un riequilibrio dei rapporti tra centro e periferia>>.

In poche parole nessun cambiamento reale e profondo può avvenire all’acqua di rose, come le democrazie liberali hanno insegnato e illuso negli ultimi decenni. Specialmente quando si tratta di modificare un Sistema planetario fuori controllo dove vigono certi rapporti di forza e un’infinita schiera di sotto-sistemi legati ad essi.

VERSO IL COLLASSO O L’ENNESIMO SALTO DEL SISTEMA ?

Nelle pagine finali del saggio, come anche in “Teoria della Classe Disagiata”, si affaccia la cupa realtà del collasso imminente, che nelle parole dell’autore non assume mai delle linee chiare e precise a livello di fatti o tempistiche temporali.

Si intuisce che il bivio potrebbe essere tra la fine delle società del benessere con guerre e violenze di massa, oppure la fine della democrazia liberale soppiantata da dittature tecnocratiche che scimmiottano la “chinese way of life”. Quindi un ulteriore irrigidimento e potenziamento della burocrazia del Sistema (Weber è citato tantissimo nel libro), con sacrificio delle libertà in nome del contenimento dei rischi.

In effetti il Sistema globale potrebbe operare un ulteriore salto invece di collassare definitivamente… ovvero un disastroso interregno per le società occidentali, ma allo stesso tempo l’emersione potente e vincente del modello autoritario cinese/asiatico, con ulteriore spinta tecnologica verso addirittura il superamento stesso della specie (Transumanesimo). Più volte in passato il Meccanismo industriale-tecnologico, con la sua “distruzione creativa”, ha operato dei balzi furiosi in avanti. Balzi pagati con milioni di morti, ma… bisogna sempre rammentare a tutti noi che il Meccanismo è indifferente alla sorte degli esseri umani.

Eppure questo ennesimo, disperato, salto “evolutivo” del Sistema, potrebbe stavolta scontrarsi con la combinazione malefica di tutte le sue crisi: geopolitiche, economiche, sociali e ambientali. I precedenti balzi con relative violenze annesse sono avvenuti in un contesto planetario decisamente diverso. Non erano presenti armi di distruzione di massa. Non era presente il cambiamento climatico. Non era presente il villaggio globale attuale e le sue implicazioni tecnologiche.

Stavolta è diverso.

CHE FARE ?

Una volta letto il saggio si possono fare tre cose: rifiutare le sue tesi in nome dell’artificiale sole dell’avvenire , prenderne atto e disperarsi nell’impotenza, oppure ragionare su certi particolari per trovare delle soluzioni.

Nella precedente opera, “La Guerra di tutti”, Ventura aveva proposto il concetto di tolleranza radicale, rifacendosi alle esperienze del ‘500/’600, per sanare o limitare in qualche modo le tensioni “tribali” che stanno assediando l’Occidente in questi anni. Vedendo l’evoluzione in corso, e i sinistri segnali che arrivano dagli Stati Uniti, possiamo realisticamente affermare che non funzionerà*.

Semmai la pandemia in corso ha riportato in auge il caro e temuto Leviatano di Hobbes come garante naturale dell’ordine costituito. E gli effetti collaterali sicuramente rafforzeranno tale andamento, disgregando ancora di più la globalizzazione in possibili macro-blocchi dal sapore orwelliano.

La via “cinese” si fa sempre più probabile per alcuni Paesi occidentali, mentre per altri potrebbe spalancarsi una guerra civile a bassa intensità. In un modo o nell’altro il multilateralismo cosmopolita, che viene tutt’ora invocato da diverse forze politiche europee, sarà probabilmente accantonato senza troppe remore, soprattutto osservando gli sviluppi geopolitici a livello planetario.

Rimangono al centro due punti fondamentali: il Sistema fuori controllo e la scarsità di tempo.

Cestinando utopici “risvegli” dell’umanità, internazionalismi di epoche passate e altre illusioni, rimangono unicamente utilizzabili le istituzioni statali e le comunità territoriali con relative reti sociali. Da qui, in un modo o nell’altro, dovranno essere gestite le crisi che verranno.

Ma come utilizzare questi due “pilastri” ? Con quali visioni? Con quale credo? Con quali forze “legittime”?

La famosa Pars Construens che latita da tempo in Occidente. Chissà se qualcuno tirerà fuori in extremis il coniglio dal cilindro…

Alessandro Leonardi

* sarebbe interessante discutere con l’autore se sia ancora convinto di questa soluzione

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