Il Cigno Nero virale…

L’impatto economico del coronavirus sta avendo conseguenze violente su diverse Paesi, ma il reale impatto per l’anno 2020 rimane un mistero. Per il momento siamo di fronte ad un Cigno Nero Minor, ovvero un evento inaspettato come teorizzato da Nassim Nicholas Taleb, che sconvolge l’economia globale, ma ancora ad un punto iniziale. La grande domanda è se tale Cigno possa diventare Maior…

IMPREVEDIBILITÀ DEL VIRUS

Qualsiasi previsione fatta in questo momento lascia il tempo che trova. Le stesse previsioni di crescita del Pil fatte dall’Ocse o da altri enti sono praticamente carta straccia.

Fonte BBC

Il virus è una novità nel panorama scientifico e gli stessi virologi non sanno dire se il caldo lo fermerà (c’è chi parla di almeno 26 gradi di temperatura esterna per diminuire il contagio).

La diffusione dell’epidemia non è omogenea, ha impatti differenti a seconda della nazione, viene gestita a sua volta in modo diversa dai vari governi e in certe aree non ci sono nemmeno delle rilevazioni decenti sulla presenza del virus.

Inoltre c’è il serio timore che il virus possa procedere ad ondate, sia stagionali che geografiche; da una parte potrebbe sparire questa estate per poi tornare a colpire in autunno, dall’altra potrebbero riaprirsi nuovi focolai con la ripresa dei viaggi su larga scala o di fronte a pazienti guariti nuovamente positivi. Alcuni stimano addirittura la possibilità di contagio del 40%-70% della popolazione globale.

Infine rimane la questione del vaccino, probabilmente disponibile non prima di un anno, e della possibile mutazione del virus: che può essere benigna (come accaduto a certi virus in passato che si sono “indeboliti” nel corso del tempo), oppure maligna con l’emersione di un nuovo coronavirus nettamente più letale (tipo come la MERS).

Di fronte a tutte queste variabili impazzite è impossibile fare previsioni certe. Si possono solo ipotizzare scenari.

DE-GLOBALIZZAZIONE

La paralisi della Cina, la difficoltà a reperire materie prime e prodotti lavorati a causa dell’epidemia, oltre che un notevole blocco negli spostamenti, ha spinto diversi analisti a parlare di accelerazione della “de-globalizzazione”, ovvero una frammentazione progressiva del villaggio globale con diversificazione delle fonti di approvvigionamento e riduzione delle catene di distribuzione, magari anche riportando a casa diverse industrie nei prossimi anni.

Parliamo di accelerazione perché è un processo già in corso, fra guerre commerciali, nuovi nazionalismi, competizione geopolitica fra Cina e USA, e altro.

Di sicuro il coronavirus spingerà ulteriormente verso questa direzione, cambiando lo stesso approccio delle classi dirigenti industriali.

ITALIA DEBOLE, EUROPA LENTA

L’Italia si presenta drammaticamente debole in questa turbolenza dato che negli ultimi anni non ci siamo mai ripresi dalla crisi del 2008 e del 2011-12-13. Siamo in stagnazione da più di 20 anni, con un declino sistematico, infrastrutture inadeguate, una popolazione sempre più vecchia (età media 45 anni) e una sanità sotto-finanziata. E nell’ultimo trimestre del 2019 siamo andati pure sotto con il Pil, mentre con quello nuovo andremo ufficialmente in recessione.

Bisogna tenere conto che il virus non si fermerà in una settimana, ma potrebbe impattare fino ad Aprile o Maggio. Questo vuol dire un tracollo del turismo, degli eventi musicali, sportivi, fieristici, con effetti a catena sull’intera economia, a partire dalle piccole/medie che rischieranno fallimenti a catena.

E la ripresa non sarà necessariamente automatica, in quanto molti turisti stranieri stanno già riprogrammando vacanze e spese (stiamo parlando di milioni di clienti potenzialmente persi).

Il tutto dipende proprio dall’evoluzione del virus. Se nelle prossime due/tre settimane la crescita dei contagi dovesse arrestarsi, forse l’economia potrebbe ripartire entro qualche mese. In caso contrario l’Italia e altri parti d’Europa rischieranno una “sindrome wuhan”, ovvero la paralisi dei maggiori centri economici e quindi lo scenario peggiore: la messa in quarantena di milioni di persone in grandi città (Milano o altre). A quel punto il crollo economico sarà inevitabile, anche perché gli Stati europei non possiedono una disciplina autoritaria come quella cinese, che riattiva le imprese di imperio.

La stessa UE inoltre è molto lenta, paralizzata dai soliti problemi burocratici e dalla rivalità fra gli Stati. E le mosse della BCE possono funzionare poco in caso di quarantene e paralisi, sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta.

SCIACALLI IN AZIONE

In un sistema finanziario marcio e corrotto come questo non potevano mancare gli sciacalli in azione. Nulla di cui stupirsi quando si ha a che fare con un capitalismo terminale.

Quindi nel momento del dramma abbiamo speculatori che giocano con prodotti finanziari e scommesse sulla diffusione del virus, mentre sinistri sospetti iniziano a gravitare intorno ai vertici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, così reticenti ad annunciare la pandemia globale, nonostante il virus siamo ormai ovunque e di massa.

Possiamo solo immaginare le immani pressioni su i capi dell’OMS, visto che una tale dichiarazione avrebbe ovviamente enormi implicazioni economiche. E questo spiega anche l’atteggiamento minimizzante di molti governi, schiacciati fra il disastro economico e il disastro sanitario.

DETONAZIONE DELLE BOLLE ?

Rimane infine una delle questioni più difficili e oscure. Potrebbe il coronavirus far detonare le molteplici bolle presenti nel sistema finanziario globale? Una domanda da un miliardo di dollari priva di risposta.

Da anni ormai si parla di un possibile “ritorno al 2008” e di enormi bolle nel debito privato, soprattutto quello corporate. Fino ad ora invece tutto è andato bene grazie alla magia delle banche centrali. E le stesse banche centrali sono di nuovo in azione, mentre i mercati crollano.

Personalmente trovo l’intero circo allucinante, dove ormai i famigerati mercati si aggrappano alle misure dei banchieri centrali, fra iniezioni di liquidità, QE e tassi sottozero, pur di salire verso le stelle. Qualcosa che è in netto contrasto con l’economia reale.

Senza contare poi le possibili interazioni fra queste mosse spericolate della finanza “in chiaro” e l’oscuro e potentissimo mondo del sistema dei paradisi fiscali, a sua volta profondamente intrecciato con lo Shadow Banking System.

Se il coronavirus dovesse scatenare una reazione a catena, a quel punto il Cigno Nero diventerebbe Maior, con contraccolpi violentissimi sull’intero sistema economico globale.

CONCLUSIONE

La questione è seria ed è anche una conseguenza della mancata preparazione delle classi dirigenti di fronte a nuove crisi sistemiche (di possibili pandemie si parla da decenni). Questo riguarda soprattutto l’Italia, dove il dibattito mediatico è quasi sempre focalizzato su questioni inutili e gossip demenziale.

Le misure che saranno approntate dal governo, i famosi 7,5 miliardi di €, sono assolutamente insufficienti di fronte alla gravità della situazione. Sarebbero necessari almeno 30 miliardi di €, tenendo conto che l’Italia ha una società in declino e un sistema infrastrutturale che cade a pezzi.

Il Coronavirus può essere un monito per il futuro, visto che non sarà di sicuro l’ultima epidemia di questo pianeta. Ma un Sistema come questo è in grado di coglierlo?

Alessandro Leonardi

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