Il 40% della popolazione globale infetta?

Diversi virologi ed esperti hanno sollevato l’ipotesi che il coronavirus possa arrivare ad infettare centinaia di milioni di persone in breve tempo con diverse modalità. Ma quanto è probabile questo scenario?

Il virologo Fabrizio Pregliasco ha affermato che il virus potrebbe colpire il 30/40% della popolazione senza politiche di contenimento. L’epidemiologo Gabriel Leung, della Hong Kong University, ha ipotizzato il contagio del 60% degli esseri umani. Lo scenario peggiore invece è stato delineato dall’epidemiologo Marc Lipsith, dell’Università di Harvard (USA), che ha stimato la popolazione infetta fra il 40 e il 70% nel giro di un anno. Un’ipotesi condivisa dalla scienziata Ira Longini, consulente dell’OMS, e rilanciata anche dalla virologa Ilaria Capua in un tweet:

Ovviamente le modalità e le tempistiche potrebbero cambiare radicalmente l’impatto di una tale infezione, magari diluito su più anni, con azioni di contrasto, nuove terapie e vaccini come suggerito da Carlo Signorelli, professore di Igiene e sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e da Pierluigi Lopalco, professore di Igiene all’Università di Pisa.

La quantità di variabili è enorme, cosa che impedisce l’elaborazione di una scenario realistico. Non si sa bene se il virus sparirà con il caldo, se muterà in forma begnina, se ci sarà un’ondata di ritorno o altro.

I paragoni con le precedenti pandemie sono molto difficili e discutibili. Quello con l’influenza spagnola, sebbene presenti una letalità simile, è infattibile in quanto l’umanità versava in una situazione radicalmente diversa nel 1918. Forse può darci qualche indicazione in più la pandemia dell’influenza suina A/H1N1 del 2009, ma anche in questo caso sono paragoni forzati, in quanto parliamo di un altro virus, con una letalità differente e nettamente più bassa (0,02%), che infettò circa il 24% della popolazione globale in un contesto di contrasto sanitario diverso.

Allo stato attuale, in data 10 marzo 2020, siamo arrivati a circa 116.000 casi:

E questo numero, notevolmente basso rispetto agli scenari sopra descritti, sta determinando una crisi gravissima nel Sistema globale, fra quarantene che coinvolgono decine di milioni di persone, pressioni fortissime sul sistema sanitario, crollo del trasporto aereo e del turismo, fino all’impatto macro-economico e finanziario di queste settimane.

Nel caso si dovessero contagiare milioni di persone nel giro di pochi mesi (quindi non stiamo ancora parlando dei miliardi ipotizzati prima), lo scenario potrebbe diventare veramente estremo senza terapie efficaci e senza un vaccino per il quale potrebbero volerci addirittura 18 mesi, se tutto va bene.

Di fronte a tale pericolo l’unica via che rimane al momento è la quarantena più severa e i controlli capillari degli infetti, come stanno dimostrando la Corea del Sud, la Cina, Singapore, etc. Rimangono ovviamente dei dubbi se questa cosa basterà per fermare l’epidemia globale, considerati i diversi atteggiamenti dei vari Paesi, la mancanza di rilevazioni in certe aeree, oltre che una sottovalutazione del fenomeno da parte di certi Stati… Con il pericolo concreto che sconfitta l’epidemia in una nazione, questa possa tornare dentro il girone infernale a causa delle mancate precauzioni prese dalle altre.

Proprio per questo motivo andrebbero rafforzate notevolmente le linee guida dell’OMS e i controlli con i tamponi su scala globale, anche in quelle nazioni che si stanno mostrando riluttanti a rilasciare dati o ad effettuare test. Per quanto la Covid-19 si presenti in forma lieve nell’80% dei soggetti, il rimanente 20% rischia complicazioni molto gravi. E questa cosa su i grandi numeri è insostenibile.

Fino ad ora 116.000 casi sono bastati per incrinare il modello globalizzato. Milioni di casi potrebbero modificare definitivamente il Sistema politico ed economico attuale con ripercussioni a cascata sul nostro stile di vita.

Proprio per questo motivo servono ulteriori analisi, ricerche e cooperazione da parte delle autorità dei vari Stati, accelerando brutalmente lo sforzo. É l’unica via per fermare questo virus prima che diventi l’agente patogeno del secolo.

Alessandro Leonardi

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