COVID-19: Alcune considerazioni generali

Mentre revisiono queste righe, è in fase di attuazione il decreto che estende la cosiddetta “Zona rossa” di contenimento del Coronavirus COVID-19 a tutta la Lombardia e a un gran numero di province del Nord Italia e non solo.

Si tratta del secondo giro di vite complessivo con importanti restrizioni sulle libertà di circolazione e riunione, anche se non siamo ancora alla chiusura forzata di tutte le attività; si richiede alla popolazione un forte sforzo e si auspica che questa risponda positivamente (meglio che nei primi giorni delle restrizione, ove peraltro le proteste avevano ampio risalto sui giornali e da parte di esponenti politici). In attesa di valutare l’efficacia delle strategie intraprese a livello nazionale considero interessante andare a ripercorrere una serie di dettagli secondari a questa pandemia “de facto” (ricordando che la OMS non la definisce ancora tale nonostante l’ampia diffusione in più continenti).

ORIGINI

Secondo una dichiarazione del presidente venezuelano Maduro l’epidemia di Coronavirus COVID-19 potrebbe essere un attacco americano volto a danneggiare il principale rivale sullo scenario geopolitico internazionale, ovvero la Cina. Già sono presenti analisi in merito di cui vi consiglio quella di InsideOver ove in particolare si evidenzia come dal punto di vista tecnico il fatto che sia stata un’arma batteriologica sia privo di fondamento. Risulta invece tra le circostanze plausibili al momento il fatto che il virus risulti essere effetto di qualche operazione sfuggita di mano al laboratorio di ricerca batteriologica sito proprio in Wuhan.

Il complottismo in queste considerazioni non c’entra; per quanto riguarda le affermazioni di Maduro, è ovvio che sono indebolite dal fatto di non essere accompagnate da prove chiare ed evidenti. Vanno quindi registrate per quello che sono, ovvero le dichiarazioni di un capo di Stato dichiaratamente avverso agli USA, in attesa di eventuali argomenti a supporto: che tali argomentazioni arrivino è difficile, ma ciò non toglie che sia giusto ricordarle (le autorità USA, a partire dal presidente, declamano a tutto spiano a proposito dei loro nemici, e in realtà anche sulle loro affermazioni è complicato trovare conferme).

A livello scientifico in realtà esistono alcune prime fonti di letteratura che vanno a identificare in modo abbastanza chiaro il passaggio da pipistrello a uomo come la fonte dell’infezione. In tale senso quindi (ribadendo che allo stato attuale non vi è ragione logica e coerente di pensare altro) l’epidemia rientra nel quadro delle già conosciute infezioni di origine animale esistenti.

Sembra tuttavia un virus con capacità di mutazione ed adattamento superiore alla media. Che questo spieghi anche la difficoltà nel trovare la cura migliore nei casi più gravi? Questo e purtroppo diversi altri interrogativi (tra cui quelli che riporto nei paragrafi seguenti) per ora restano senza risposta in attesa di attesa di dati completi e attendibili, ad oggi non disponibili realmente (in primis a causa delle varie autorità politiche coinvolte nel mondo).

DIFFUSIONE

Da tale punto di visto sembra però essere chiaro come la responsabilità chiave sia al momento sulle spalle delle autorità cinesi, che hanno cercato di nascondere l’evolvere delle cose per diverse settimane. Per essere diretti, allo stato attuale si ritiene che l’epidemia abbia iniziato a circolare in Italia a inizio gennaio, ed è ovvio che questo ha minato alla base qualsiasi tentativo di contenerla in tempi brevi nel nostro territorio (oltre che ovviamente nel resto del mondo). E’ stata solo incoscienza delle autorità di Pechino?

Non credo assolutamente. Come è stato ampiamente dimostrato, anche nei nostri post di questi giorni, le informazioni erano disponibili già quando qui non si aveva neanche l’inizio dell’epidemia, e volendo essere prudenti molto di più si poteva fare. D’altro canto risulta grottesco constatare come vere misure di contenimento definitive erano pressoché impossibili, a meno di una chiusura assoluta delle frontiere italiane (anche verso il resto dell’Europa, da dove, per ora dubitativamente, si sostiene possa essere arrivato il virus).

In termini di contenimento del contagio la questione delle frontiere interne europee sembra in effetti avere un peso cruciale (oltre che naturalmente alle restrizioni applicate internamente). Mentre scrivo l’Italia è alle prese con le prime forti restrizioni (per quanto sull’efficacia non ci si potrà esprimere per un po’). La realtà è che a centinaia di casi esteri nella sola Europa sta corrispondendo una risposta (ancora) in ritardo, e soprattutto senza alcuna coordinazione. Ora, onestamente, è grave che le contromisure non siano (in Italia) arrivate prima e più severe, ma ad un livello di gravità ancora superiore sta l’assenza totale di coordinamento europeo: con tocchi di farsesco come il divieto, in Germania, di export delle mascherine.

CUI PRODEST?

No, non sto in questo modo sostenendo le convinzioni di Maduro: ragiono solo asetticamente sullo scenario mondiale, chiedendomi se questa crisi potrebbe effettivamente cambiare i complicati equlibri geopolitici ed economici mondiali.

In prima battuta sembrava che il sistema industriale cinese potesse essere fortemente colpito, con effetti secondari forti in Europa e trascurabili negli USA; in realtà queste previsioni si sono rivelate premature (come già discusso nel post precedente, peraltro). Ne sapremo di più nei prossimi mesi, quello che si vede in queste ore è che sia Europa che Stati Uniti il contagio avanza fortemente, e il paradosso qui è che le misure di contenimento sembrano rallentate proprio dal desiderio di non creare contraccolpi sull’economia; tuttavia il dilagare del contagio, che per le caratteristiche del virus, tra l’altro, sembra più forte nelle aree più densamente popolate e quindi spesso più importante economicamente, è la primaria fonte di danni gravissimi al tessuto produttivo.

Di fatto due sembrano le considerazioni chiave: la prima è che il comportamento aggressivo del contagio sta dimostrando di colpire indiscriminatamente, in modo assolutamente “naturale”. La seconda è che la reazione al rallentatore delle autorità, già criticata (anche se troppo poco) ai cinesi, sta venendo replicata in questi giorni in Europa, e per la verità sembra ci siano le premesse perché lo stesso avvenga nel futuro prossimo in Nord America.

E POI?

Per la verità, ci sono già abbondanti indizi per dubitare che il sistema possa affrontare a livello economico sociale la crisi: e questo banalmente vedendo come non si è mai veramente ripreso dalla crisi finanziaria del 2008-2009. Ora la crisi sarà invece prevalentemente industriale. E che armi abbiamo per ribattere, se non l’eterno abbassarsi del costo del denaro? (che peraltro, in un ulteriore mostruoso paradosso, continuerebbe, come nel recente passato, ad aiutare la finanza lasciando al palo l’industria…)

Nonostante questo e la sinistra situazione delineata, purtroppo brevemente, sinora, faccio presente che ci potrebbero essere se non delle conseguenze positive, almeno delle facili considerazioni che, si spera, alla prossima reiterazione di una simile crisi non potranno essere così clamorosamente ignorate.

  • Il pericolo è stato sempre sottostimato dai media. Per l’intero mese di gennaio non è mai stato suonato un vero campanello d’allarme nonostante la Cina non fosse palesemente in grado di gestire l’emergenza. Si dava invece risalto alle assurde rassicurazioni della stessa dirigenza cinese.
  • Quando le autorità cinesi hanno capito di non poter più mentire sui numeri, i dati del contagio hanno iniziato a essere diffusi secondo, apparentemente, una precisa equazione. Quando i dati hanno iniziato a provenire dal resto del mondo, in più e più occasioni è apparso evidente che avvenisse la stessa cosa. Quindi l’assenza di trasparenza abbondantemente criticata per quanto avveniva nel Far East, appare essere stata replicata plurime volte nel resto del mondo. Non sarà difficile a breve vederne gli effetti (si consulti per ulteriori informazioni Geopoliticalcenter).
  • E’ ovvio che, in futuro, non si potrà più accettare la mancata trasparenza sulle informazioni sanitarie delle autorità dove si creano i primi focolai; nel caso specifico si parla delle autorità cinesi. Parallelamente però ci si deve chiedere se quelle occidentali stanno facendo meglio.
  • Relativamente allo specifico caso italiano, cosa si può dire? Non mi va di sbilanciarmi, e sicuramente non boccio su tutta la linea l’operato del Governo, ma per ora i provvedimenti approvati in materia sanitaria sembrano insufficienti. Siamo comunque arrivati alla saturazione della Sanità della regione Lombardia, esattamente come avvenuto a Wuhan. Mi auguro ci sarà tempo e modo di prevenire questo per il futuro. Magari rivedendo fortemente i vincoli comunitari, ma ripeto, è da chiedere una analisi approfondita dopo la crisi, con tutti i dati.
  • E a livello industriale? Anche qui molto sarà da rivedere; mi limito a un’osservazione ai limiti della banalità: secondo i principi economici più in voga recentemente, la produzione deve essere quanto più possibile “just in time” per sfruttare la logistica evoluta fino all’estremo di oggi e giungere immediatamente sul mercato. Misure di contenimento degli imprevisti come il mantenimento del magazzino sono state ridotte all’osso o abolite in nome della massimizzazione assoluta dei profitti. L’esito di questa tendenza a livello macroeconomico sarà evidente nei prossimi mesi.

La conclusione di queste considerazioni non può che essere il tornare a sottolineare come la situazione in corso resti critica ma decisamente pregna di contenuti da osservare in tempo reale. Attendiamo perciò gli sviluppi immediati, e ci auguriamo che anche nel medio termine si sfruttino efficacemente le lezioni apprese.
Infine, in un tempo sufficientemente lungo sarà interessante vedere i dati reali rispetto al virus in tutto il mondo, e sulla base di questi, capire chi davvero vorrà scongiurare il ritorno di crisi come questa.

Fabrizio Pizzolato

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