Colpo all’Ambiente?

GLI UOMINI DISCUTONO, IL SISTEMA AGISCE

Parafrasando voltaire

La disastrosa pandemia del Coronavirus ha mostrato al mondo, per l’ennesima volta, l’inquinamento causato dal Sistema industriale tecnologico. Il calo degli spostamenti e la chiusura di molte attività commerciali/industriali hanno determinato un crollo delle emissioni inquinanti.

Questa cosa ha portato diverse persone a pensare che nel prossimo futuro, una volta sconfitto il virus, sarà possibile cambiare il nostro modello di sviluppo grazie a questa drammatica presa di coscienza. Ma questi “risvegli ecologici” sono già avvenuti più volte nella Storia, spesso in seguito a gravi tragedie e disastri ambientali, e sono stati presto soffocati dall’incessante procedere del Sistema globale. Non tutto ovviamente è andato perduto, dato che comunque sono stati fatti dei passi notevoli nella lotta climatica e ambientale, ma i danni causati dal modello industriale continuano ad accelerare e la speranza della società verde post-coronavirus rischia di essere l’ennesima illusione.

Se andiamo ad osservare gli eventi passati, notiamo che la diminuzione delle emissioni a livello globale coincide sempre con una crisi economica su larga scala, ma che una volta conclusa la crisi queste riprendono a piena potenza, più di prima, con ulteriore prosieguo nel disastro.

Questo andamento è dovuto ad una serie di diversi fattori, dal costo basso dell’energia fossile alla necessità di recuperare il Pil perduto, ma sopratuttto è dovuto al nucleo stesso del Sistema industriale-tecnologico che si basa sulla crescita esponenziale ed infinita.

Basandoci su questo andamento e su queste premesse, è probabile che una volta superata la grave recessione o depressione economica globale (ancora presto per stabilirne la durata data l’incertezza posta dal virus), il Sistema farà di tutto per recuperare il tempo perduto. La priorità di diminuire la povertà e controllare il caos sociale spingerà gli Stati ad adottare qualsiasi mezzo per potenziare l’economia senza perdere troppo tempo in nuove pratiche ambientali o vie diverse.

Inoltre il villaggio globale post-coronavirus rischierà di somigliare molto di più al mondo post Prima Guerra Mondiale, che quello del secondo dopo-guerra. Quindi un mondo multipolare dominato dalla competizione geopolitica, soprattutto fra il blocco cinese e quello americano, dove diventerà prioritario inseguire la supremazia a qualsiasi costo, mentre revanchismi e conflitti aumenteranno progressivamente (sta già accadendo…). Dove la collaborazione internazionale sarà molto inferiore e parecchio disfunzionale, e dove ogni Stato cercherà di combattere per se stesso in un Sistema dominato da crisi ripetute e da un cambiamento climatico in avanzamento.

Ovviamente non tutto il Pianeta procederà allo stesso modo, ma un modello che si svilupperà atrraverso molteplici guerre fredde/calde minerà in anticipo qualsiasi tentativo di cambiare il sistema vigente.

Di fronte a questo scenario, uno potrebbe suggerire la “crescita verde” e un nuovo benessere eco-sostenibile, come alternativa al vecchio status quo. Ma il “Green New Deal americano” o il “Green Deal europeo” sono per il momento dei piani sulla carta tutti da dimostrare e realizzare, con enormi incertezze e problematiche. Forse la diffusione di massa dello smart working, la diminuzione dei voli internazionali, la diffusione dell’economia circolare e una rivoluzione nel turismo, spingeranno verso una società meno inquinante, ma allo stesso tempo milioni di cittadini scottati dalla crisi, in disoccupazione e in povertà, vorranno concentrarsi totalmente sul recupero economico, facendo scivolare la questione climatica-ambientale in fondo alle proprie priorità, con effetti a cascata sull’agire politico.

Senza contare che rimane al centro della questione, per quanto si voglia a tutti i costi evitare di parlarne, il nucleo oscuro del Sistema industriale-tecnologico che si è evoluto sempre, e ripeto sempre, devastando l’ecosistema. Un interessante report dello European Environmental Bureau (EEB), una rete di oltre 143 organizzazioni con sede in più di 30 Paesi, ha sostenuto che i tentativi della “crescita verde” hanno sostanzialmente fallito nella possibilità di scindere la crescita del modello attuale dall’alterazione profonda degli equilibri naturali. Solo la decrescita garantirebbe questo obiettivo. Peccato che tale proposta sarebbe ritenuta inaccettabile dalla stragrande maggioranza della popolazione globale, specialmente dopo una gravissima crisi economica.

Purtroppo il problema ambientale è percepito come una minaccia remota, nonostante abbia effetti sistemici profondi. L’uomo moderno è sempre più slegato dal contatto con la natura essendo immerso nell’artificialità industriale, confinato in megalopoli dalla sviluppo impetuoso, dove si stima che entro il 2050 vivranno circa 2/3 della popolazione globale.

Si può sempre sperare nel miracolo tecnologico, nella presa di coscienza dell’umanità, nell’affermazione di una nuova solidarietà globale o nella “decrescita felice“, ma basandoci su i libri di Storia e le precedenti dinamiche di civiltà, dovremmo avere il coraggio e il realismo di considerare anche la tragica possibilità, per quanto remota, di una “decrescita infelice“, come sostiene da anni il saggista Massimo Fini, imparando a trovare delle misure di adattamento e gestione ottimali.

Il mondo post-coronavirus rischierà di trovarsi incastrato in due dinamiche: da una parte una ripresa impetuosa in barba agli sforzi ambientali con scontri fra Potenze, dall’altra crisi sistemiche a catena, che diminuiranno sicuramente le emissioni, ma che destabilizzeranno in maniera permanente la nostra vita.

Rimane in mezzo la terza via: l’ipotetico mondo verde.

Ma basteranno conferenze e COP varie a cambiare i rapporti di forza globali? A mutare seriamente un Sistema planetario di 7 miliardi di individui in pochi decenni?

Il ritorno dell’interventismo statale sarà usato nella direzione giusta? Ci sono delle strade e azioni alternative?

E se non dovesse accadere, qualcuno ha pensato alle scialuppe di salvataggio?

Alessandro Leonardi

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